Decurtazione dell'indennità di mobilità dalla retribuzione del lavoratore licenziato a seguito di cessione di ramo d'azienda

18 Novembre 2019

La questione in esame riguarda, in caso di cessione di ramo d'azienda, se l'indennità di mobilità possa essere decurtata dalla retribuzione ricevuta per il mancato ripristino del rapporto ad opera del cedente a seguito di dichiarazione di nullità della cessione d'azienda o di ramo di essa.
Massima

In tema di indennità di mobilità si riconosce la non decurtabilità dell'istituto previdenziale stesso dai compensi percepiti dal lavoratore che cessa l'attività lavorativa, sia a titolo di retribuzione cd. Finale sia a titolo di risarcimento.

Il caso

La Corte di appello di Napoli rigettava l'appello della Telecom Italia confermando la sentenza di primo grado che ingiungeva il pagamento della somma di 2.233,79 euro in favore di un dipendente a titolo di retribuzione conseguente al mancato ripristino del rapporto di lavoro ordinato dal Tribunale di Napoli per aver accertato l'illegittimità del trasferimento del ramo d'azienda in cui il lavoratore era occupato, ad altra società.

La società ricorrente riteneva di non dover pagare la somma assegnata quale retribuzione maturata a seguito di sentenza di primo grado a titolo risarcitorio del mancato ripristino della occupazione precedente al trasferimento di ramo d'azienda, per due motivazioni:

  1. Perché le sentenze di primo e secondo grado riconoscevano alla somma richiesta dal lavoratore non natura di retribuzione mensile, ma natura risarcitoria per il mancato ripristino della occupazione precedente al trasferimento di ramo d'azienda;
  2. Perché, a dire della società ricorrente, l'indennità di mobilità percepita dal lavoratore doveva essere detratta, compensando la somma riconosciuta dalla Corte di appello al medesimo.

La Società ricorrente nel ricorso deduce:

  1. Nullità della sentenza di secondo grado per violazione dell'art.112, c.p.c. In tal senso la Corte di appello di Napoli avrebbe trasmutato la domanda giudiziale del lavoratore assegnando ad essa natura risarcitoria, anche se il lavoratore aveva richiesto la corresponsione dello stipendio mensile.
  2. Mancata sottrazione dell'indennità di mobilità percepita dal lavoratore in “violazione e falsa applicazione degli artt.1206, 1207, 1217, 1223, 1256, 1453, 1463 c.c., essendo l'indennità di mobilità percepita dal lavoratore “per la sua natura previdenziale, invece detraibile, non rilevandola natura retributiva o assistenziale delle somme percepite e diverso essendo il caso di licenziamento illegittimo (in riferimento al quale si esclude la computabilità nell'aliunde perceptum delle somme erogate a titolo assistenziale, da restituire all'Ente previdenziale) da quello dell'asserito inadempimento datoriale alla ricostituzione del rapporto di lavoro”.

La Corte rigetta il ricorso ritenendolo infondato.

La questione

La questione in esame è la seguente: in caso di cessione di ramo d'azienda, l'indennità di mobilità può essere decurtata dalla retribuzione ricevuta per il mancato ripristino del rapporto ad opera del cedente a seguito di dichiarazione di nullità della cessione d'azienda o di ramo di essa?

le soluzione giuridiche

La Corte rigettando il ricorso in motivazione ha riportato che «Le somme percepite dal lavoratore a titolo di indennità di mobilità non possono essere detratte da quanto egli abbia ricevuto per il mancato ripristino del rapporto ad opera del cedente a seguito di dichiarazione di nullità della cessione di azienda o di ramo di essa: posto che detta indennità opera su un piano diverso dagli incrementi patrimoniali che derivino al lavoratore dall'essere stato liberato, anche se illegittimamente, dall'obbligo di prestare la sua attività, dando luogo la sua eventuale non spettanza ad un indebito previdenziale, ripetibile nei limiti di legge […] un tale arresto è evidentemente indipendente dalla qualificazione del trattamento economico dovuto al lavoratore illegittimamente trasferito, in una con il compendio aziendale di cui addetto, dal datore cedente al cessionario (con ordine di ripristino del rapporto al datore tuttavia ad esso inadempiente) di natura risarcitoria».

L'indennità di mobilità opera su un piano diverso dagli incrementi patrimoniali per la cessazione della sua attività. La mancata spettanza dell'indennità di mobilità dà luogo ad un “indebito previdenziale”, ripetibile nei limiti di legge (Cass. Civ. 27 marzo 2017 n.7794). La natura del trattamento economico, sia esso di natura risarcitoria ovvero di natura retributiva, dovuto al lavoratore illegittimamente trasferito, è comunque indipendente dal percepimento dell'indennità di mobilità, avente carattere di natura previdenziale. (Cass. Civ. 17 luglio 2008n.19740; Cass. 30 maggio 2016 n.11095; Cass.Civ., 27 marzo 2017 n.7794, ed ancora Cass. Civ. 31 maggio 2018 n.14019, e Cass. Civ. 1° giugno 2018n.14136).

Osservazioni

L'indennità di mobilità è un istituto previdenziale disciplinato dalla l. 23 luglio 1991 n.223: Trattasi di una prestazione di “disoccupazione” volta a garantire un reddito per un determinato arco temporale al lavoratore che abbia perso la propria occupazione per cause non dipendenti dalla propria volontà.

Il lavoratore che viene collocato al di fuori dell'azienda a seguito di una procedura di licenziamento collettivo gode di una serie di benefici per bilanciare la sua posizione di disoccupazione. Viene infatti inserito all'interno delle c.d. liste di mobilità che prevedono anche una serie di strumenti per il suo reinserimento nel mondo del lavoro e gode di una indennità di mobilità.

La natura dell'indennità è previdenziale e non retributiva.

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L'INPS, con la Circolare n. 67 del 14 aprile 2011, è intervenuto per fornire chiarimenti circa la compatibilità e cumulabilità dell'indennità di mobilità con le attività di lavoro autonome, in forma di collaborazione coordinata e continuativa, di lavoro occasionale e di lavoro subordinato. Con un precedente messaggio, datato 25 marzo 2011, l'Ente aveva fornito chiarimenti anche in merito alla compatibilità della predetta indennità con il lavoro intermittente (o “a chiamata”)

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. Nello specifico per il lavoro dipendente

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l'INPS chiarisce che qualora il lavoratore, durante il periodo di godimento dell'indennità di mobilità, trovi un'occupazione con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato o a tempo parziale, dovrà darne tempestiva comunicazione all'Istituto e l'indennità economica verrà sospesa, ma il soggetto manterrà l'iscrizione nella lista

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Qualora il lavoratore stipuli un contratto a tempo pieno e indeterminato, è prevista l'immediata decadenza dalla prestazione e la cancellazione dalle liste. È tuttavia prevista la reiscrizione nelle liste quando il lavoratore: non superi l'eventuale periodo di prova (fino ad un massimo di due volte); sia giudicato non idoneo alla specifica attività; sia successivamente licenziato senza aver maturato dodici mesi di anzianità aziendale presso la nuova impresa, di cui sei di lavoro effettivamente prestato

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In tema poi di retribuzione corrisposta a guisa di indennità risarcitoria causa interruzione involontaria del rapporto di lavoro, dall'importo della medesima va dedotto quanto percepito dal lavoratore per lo svolgimento di altre attività lavorative, nel periodo di estromissione che intercorre tra il licenziamento e la sentenza di reintegrazione (periodo intermedio) (aliunde perceptum).

La riduzione sopra delineata è esclusa se l'attività lavorativa risulta compatibile con la prosecuzione contestuale della prestazione lavorativa sospesa a seguito del licenziamento.

Nel caso commentato è di tutta evidenza che, stante la natura dell'indennità di mobilità esclusivamente previdenziale, le somme corrisposte dall'Inps a tale titolo non possono essere decurtate dagli importi corrisposti a titolo di risarcimento o comunque per retribuzione dovuta a seguito mancato ripristino del rapporto ad opera del cedente a seguito di dichiarazione di nullità della cessione di azienda o di ramo di essa. In giurisprudenza, in generale, non possono essere decurtati dalle somme da corrispondere a titolo di risarcimento al lavoratore gli importi percepiti a titolo di pensione (Cass. Civ. 26 marzo 2009 n. 7227), gli importi percepiti a titolo di trattamento di integrazione salariale (Cass. 25 novembre 2009 n.24786; Cass. Civ., 19 novembre n. 24447) e, caso in specie indennità di mobilità (Cass. Civ., 14 febbraio 2011 n.3597; Cass. Civ., 28 aprile 2010 n.10164).

Riferimenti bibliografici

Indennità di mobilità ed altri redditi in http://www.studioscudeller.it/

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